LOST IN AMBITION


Pensieri, sogni, esperienze e sprazzi di bellezza.

La cultura del Gabibbo


Lo spoiler di Striscia la Notizia, relativo al vincitore di MasterChef, miscela la concorrenza sleale al cattivo gusto.

Una cultura del sospetto del tutto italiana, che colpisce i vincenti o coloro che provino a realizzare un prodotto di qualità.

Una mentalità destinata alla sconfitta.

 

Se volessimo osservarci e non ci fosse uno specchio a portata di mano, la televisione sarebbe, di certo, una validissima sostituta.
Afflitti da manovre di governo affrettate ed ostentate, migranti in fuga dai boia incappucciati, benzinai-pistoleri, eroi loro malgrado, e società calcistiche in fallimento, mentre chi doveva vigilare si dilettava, con naturalezza, in sproloqui razzisti e vendita di 20mila copie dei propri libri, all’organo da se stesso presieduto, una sana polemica mediatica, tra autori televisivi berlusconiani e chef pluristellati, non ce la potevamo davvero far mancare.

I giudici di MasterChef
I giudici di MasterChef

Striscia la Notizia ha rivelato, due giorni prima della finale di MasterChef (registrata l’estate scorsa), il nome del vincitore.
A ciò si è aggiunta “un’inchiesta”, tesa a dimostrare come il secondo classificato, Nicolò Prati, avesse svolto un periodo di stage presso il ristorante Sadler, a Milano; trattandosi di una trasmissione riservata a cuochi amatoriali, sarebbe ovviamente contro il regolamento, che vieta periodi lavorativi all’interno di una struttura ristorativa, per un periodo uguale o superiore ai sei mesi.
Senza entrare troppo nel merito, l’indagare, se non si ha veramente nulla di meglio da fare, sulla regolarità del talent show culinario, è comprensibile e coerente, per chi si reputa un giornalista.
Denunciare le irregolarità, se confermate, è una questione di correttezza e trasparenza, nei confronti dello spettatore.
Decisamente altro è, invece, raccontare come vada a finire.
Anticipare i titoli di coda, gratuitamente, solo per fare uno sgambetto ad una piattaforma concorrente, Sky, che gode di un pubblico differente da quello generalista di Canale 5, ma molto più simile agli abbonati di Mediaset Premium.
Sempre in casa Fininvest, dunque.
Una concorrenza sleale a tutti gli effetti.

Antonio Ricci
Antonio Ricci

Antonio Ricci, storico autore di Striscia, si è difeso sostenendo che si tratti di un programma truccato, già scritto, e che in fondo abbia fatto un favore a Cracco, Barbieri e Bastianich, promuovendo indirettamente la loro trasmissione.
I dati di ascolto sono stati eccellenti, a tutti gli effetti, per quanto in linea con il trend in crescita della stagione.
Al contrario dei numeri del format condotto da Ficarra e Picone, tra veline e vetusti pupazzi rossicci.
Porsi dei dubbi, interrogarsi, approfondire con disincanto, sono tutti ottimi esercizi di spirito critico, che aiutano sempre ad affrontare il mondo con il giusto distacco, ad utilizzare il proprio intelletto, in teoria, nell’informarsi, analizzare una situazione ed esprimere, infine, un giudizio; mentre la cultura del sospetto, tipicamente italiana, del dubitare sempre e comunque di chi ottenga successo e si elevi al di sopra della media, perennemente orientata verso la distruzione, finisce con l’essere un impoverimento ed una sconfitta, per chi la pratichi.
I talent show creano business, sono business.
Costruiti per raccontare storie, narrare sogni.
Poi, alla fine, si torna alla realtà.
Che, a volte, è proprio il frutto di quelle sfide.
Il resto è solo invidia da miserabili.

 

 

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