Le proteste, il disordine, il caos.
Il popolo che condanna la classe dirigente.
Il mondo sottosopra.
Lo scenario perfetto, nella vita e nell’arte, nel quale possa emergere il più improbabile dei leader.
Un pagliaccio, maschera simbolo dei nostri tempi.
Le proteste per l’aumento del costo della vita in Cile, le proteste per l’arresto di alcuni leader politici a Barcellona, le proteste per per la corruzione e la povertà in Libano.
Soltanto nell’ultima settimana.
E poi Hong Kong. E il Global Strike.
L’esasperazione dilaga, la rabbia si solleva.
In momenti di crisi – perpetui, da diversi anni a questa parte – anche l’ultimo degli sbandati, degli ignoranti, dei disadattati, può diventare un capopopolo.
Presi dalla disperazione, i cittadini si rivolgono a chiunque possa essere in grado di distruggere l’ordine costituito, seminando il caos e facendola pagare alla classe dirigente uscente.

Perchè chi ha comandato fino a ieri, chi ha escluso invece di includere, chi non si è reso conto o non ha voluto rendersi conto della sofferenza causata dalla propria avidità, deve essere condannato all’oblio.
Dalla Casa Bianca a Londra, dal Brasile a, forse in un domani prossimo, all’Eliseo.
Il mondo, tutto, è in un fermento rivoluzionario.
Un disagio esacerbante, che partorisce odio e concede a chiunque, anche all’ultimo pagliaccio, la propria vetrina.
Se disposto a rischiare, a difendere se stesso e gli altri, a costo di esagerare, violentare, distruggere.
Travalicando ogni limite, pur di affermarsi.
Una tragedia, che in certi casi si trasforma in farsa, mentre in molti altri rimane tale.
E chi meglio di un clown, per interpretarla, al cinema e nella vita reale?





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