LOST IN AMBITION


Pensieri, sogni, esperienze e sprazzi di bellezza.

Coppe e castelli

4–7 minuti

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Luoghi leggendari. Clima magnifico. Una valorosa spedizione. 

Alla scoperta dei colli piacentini e parmensi, da Bobbio a Bardi, tra il verde lussureggiante della Val Trebbia ed i sapori di una volta, piacevolmente ritrovati.

 

Una bella giornata di sole si presta senza dubbio come ottima scusa per una zingarata.

A maggior ragione se in buona compagnia.

Siamo in quattro, cultori di storia, buon cibo ed amabili donzelle (rigorosamente in codesto ordine. Forse invertiamo le prime due, dai.).
Racimolati armi e bagagli, la meta stabilita dalla spedizione sono i colli piacentini e parmensi. Prima tappa, il paesino medievale di Bobbio, fonte d’ispirazione per Umberto Eco, per il suo capolavoro “Il nome della rosa”.
Un’ora e mezza circa di auto da Modena. Uscita Piacenza sud, poi la fondovalle, infilata tra i dolci declivi emiliani.

Vicoli di Bobbio
Vicoli di Bobbio

Giunti alla meta, ci avventuriamo tra stretti vicoli e profumi di salami, alla ricerca dell’abbazia di San Colombano. Cuore della religiosità e dell’economia della Chiesa, è un luogo di pellegrinaggio per tantissimi fedeli; un ospitale ristoro, lungo la via Francigena, e millenario ritrovo spirituale, in grado di emanare un raggio di luce, in secoli bui.

Vincendo lo smarrimento geografico e le tentazioni gastronomiche, troviamo dunque il nostro obiettivo.

L'abbazia
L’abbazia

Mentre il resto della struttura è stata restaurata ed è ora in parte destinata alla funzione di scuola media, la basilica è intatta e misteriosa.

Poco illuminata, ma non cupa, è arricchita da splendidi affreschi e conserva un magnifico mosaico nella cripta, esattamente di fronte al sarcofago contenente i resti di San Colombano medesimo.

La basilica
La basilica

Anche il Duomo, più ornato e sfarzoso, posto a pochi metri dal complesso abbaziale, merita una visita. Che non ci perdiamo, ovviamente.
Una volta terminato i tour culturale, ci assale un lieve languorino (dato l’orario, che ha superato mezzodì). Ci affidiamo dunque alle esperte mani della padrona della salumeria Porta Nova, che ci prepara tre panini con la coppa; ce ne affetta poi altri tre etti, che, accompagnati da qualche pezzo di stria calda, acquistata nel forno di fronte, ci proiettano in un’estasi più viscerale di quella di Santa Teresa.

La salumeria Porta Nova
La salumeria Porta Nova

Nel salutarla, agguantiamo una bottiglia di gutturnio La Torre del 2011 e qualche bicchiere.

Ove gustare codeste amabili libagioni, se non in una location all’altezza?
Per rispondere a tale quesito, in tutti i suoi sensi, ripartiamo alla volta del Santuario di Nostra Signora del Monte Penice, svettante a 1420 metri d’altezza, sull’omonima montagna.

Il panorama dal Monte Penice
Il panorama dal Monte Penice

Anche se immersi in nubi minacciose, consumiamo il pasto senza troppe preoccupazioni, intorno ad un profondo pozzo in pietra.

Ogni tanto, uno squarcio di luce tra le nuvole ci consente di intravedere un paesaggio mozzafiato.

L’Emilia ad ovest, la Lombardia a nord, il Piemonte ad est e la Liguria a sud (e qualcuno millanta anche di aver ammirato alcune vette toscane).

Chiesa dimenticabile, ma vista veramente spettacolare.

Nelle giornate limpide, ci confida il simpatico barista di origini cilene, che gestisce il caffè adiacente la cappella, si scorgono perfino il Mar Ligure e le Alpi.
Non avendo alternative, gli crediamo sulla parola. Ripromettendoci di tornare.

E ci rimettiamo in marcia.
Il percorso ora intrapreso non è breve, ma quantomeno piacevole.
Costeggiamo il fiume Trebbia, turchese e sassoso, per poi toccare un alto passo, dove scopriamo incredibilmente file di pini marittimi, che si slanciano fieri, incorniciando le cime innevate dinnanzi a noi.

Fiume Trebbia
Fiume Trebbia

Dopo due ore (e duemila curve), eccoci a Bardi.
Siamo in provincia di Parma, tra Salsomaggiore e Borgo Val di Taro. L’attrazione, che ci ha portato da queste parti, rischiando il senso di nausea, è una fortezza appartenuta alle famiglie Landi, Farnese e Borbone, in questa successione.

Le feritoie
Le feritoie

Appollaiata sul cucuzzolo di un colle, a dominio totale della vallata, è difesa da torri possenti ed alte mura, estremamente difficili da espugnare.

Convinti di trovarci all’interno di uno dei libri del Trono di Spade, ci guardiamo intorno a caccia di draghi e nobili nani, mentre passiamo dalle sale dei principi a quelle della tortura.

Al loro interno, troviamo il museo degli Alpini e quello del Bracconaggio, abbastanza interessanti.

La fortezza
La fortezza

Al termine dell’ora e mezza di visita, ci spostiamo al di la della Cisa, in località Fragnolo di Calestano, dove possiamo goderci un meritato bicchiere di franciacorta satèn Villa, unitamente a qualche scaglia di parmigiano, stagionato a 24 mesi.
Siamo alla Locanda Mariella, amena osteria tradizionale, nascosta tra i verdi pendii parmensi. Rustica all’esterno, accogliente una volta varcato l’ingresso, è un must della ristorazione emiliana.

Dopo il graditissimo aperitivo, ci sediamo a tavola.
Il nostro antipasto è composto da focaccia calda ed un tagliere di culatello e coppa di maiale nero, accompagnato da uno jurançon Vintage Vielh de Lapeyre del 2010.

Jurançon
Jurançon

Valeva il viaggio solo per questo.

La cena prosegue tra lasagne al ragù di fassona e tortelli burro e parmigiano, come primi piatti; poi con un finto hamburger con patate arrosto e sale grosso del Galles ed un morbido guanciale con polenta, al limite del legale.

Lasagne al ragù di fassona
Lasagne al ragù di fassona
Il re della serata: il guanciale con polenta
Il re della serata: il guanciale con polenta

 

Barbera Il Santo
Barbera Il Santo

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro nuovo compagno di portata è un barbera dell’oltrepò pavese, della tenuta Il Santo. Corposo e sincero, caldamente consigliato.

Infine, ci concediamo un assaggio di comtè, in due stagionature, e noci di grenoble, con un bicchiere (gentilmente offerto dalla casa) di bianco più ossidato, accostamento assolutamente indicato per questa portata, ordinata all’ultimo.

I dessert si sono rivelati validi (gelato al fiordilatte con amarene e al semifreddo al torroncino con cioccolato fuso), ma non la specialità del luogo.
Rivedibile il caffè, ottima la selezione di amari.

La Locanda Mariella
La Locanda Mariella

Il conto, perfetto, intorno ai 55 euro a testa.
Per concludere, siamo rotolati in centro a Parma, dove abbiamo terminato la serata con un bicchiere di nebbiolo Coste della Sesia 2010, alla classica enoteca Tabarro in via Farini.

Due passi in piazza Garibaldi, davanti al Duomo, attraverso la Pilotta e lungo il torrente.

Ancora una volta, in buona compagnia.

 

L'enoteca Tabarro
L’enoteca Tabarro

E tre gonne molto corte e la brezza notturna di fine maggio, ci siamo sentiti davvero soddisfatti.

Una risposta a “Coppe e castelli”

  1. Complimenti, sono certo ci saprai far scoprire luoghi unici e piatti deliziosi!

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